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“La grande magia” esce in sala nel 1948, ed è una commedia che richiede allo spettatore un grande sforzo per seguire il ragionamento di Eduardo. Come è suo costume, lui parla tra le righe della nascente società borghese permeata dalla falsità delle condotte dei singoli. Questo malcostume è tanto radicato da far cadere nel dubbio persino lo stesso autore di tale pratica abietta. Il giudizio morale sulla condotta non vale, tutto è diretto all’arricchimento, pietra miliare e punto di partenza della miseria capitalistica. Senza questo stato di sub-coscienza, senza la confusione tra il reale e il falso, nulla sarebbe possibile. L’abitudine a far finta di credere, mina le nostre certezze e i nostri valori, al punto tale che quando ci viene chiesto di credere in qualcosa, noi stessi siamo così consapevoli della nostra falsità da non avere il coraggio di aprire la “scatola” della nostra vita. A furia di non credere negli altri, tenendo per tutta la vita una condotta formale, conformista, borghese, falsa, non crediamo più nemmeno a noi stessi. In questa confusione viene a verificarsi un paradosso: prima si finge di credere a cose palesemente false, come avere una moglie, una casa, una famiglia rispettata, in conformità alle pubbliche regole, poi si fa finta di non credere a cose palesemente vere, come la vita che scorre via, la solitudine, una moglie adultera, forse anche per necessità, vista la condotta del marito, la senilità, la bellezza sfuggente, la vecchiaia che avanza. L’invito di Eduardo è di non prendere parte a questa rappresentazione, che da commedia iniziale si trasforma in tragedia finale. Tutti i personaggi perdono, restano soli, travolti dalla quotidianità, tutti carne da cannone per gli ingranaggi capitalistici. Questa è l’altra faccia della società misera, di chi per vivere deve illudersi e resta intrappolato nelle sue illusioni. Non prendono parte all’esperimento solo i poveri canarini, che realmente vivono e ahimè muoiono, senza mai cedere al desiderio di recitare una parte in questa vita farsesca. Almeno così noi crediamo, ma per effetto dell’illusione di cui noi stessi siamo vittima, non so quanto della nostra capacità di analisi sia realmente da prendere in considerazione!